La mano di Erri

erri_de_luca_102.jpg

«Vi ringrazio della vostra accoglienza oggi nel CIE di Ponte Galeria, del tempo e della premura che mi avete dedicato. Ho imparato molto dalla vostra disponibilità e dall’impegno che mettete nel compito che vi siete assunti. La struttura dei CIE è un torto alla giustizia, ma voi cercate di alleviarlo. Lo avete fatto anche con me. Sono uscito dal portone con una ferita ma con il conforto della vostra stretta di mano. A risentirci, erri de luca.»

Con questo breve messaggio ai dipendenti della Cooperativa Auxilium Erri de Luca terminava, poco meno di sei mesi fa, la sua visita al Cie di Ponte Galeria. Girando il Paese tra presentazioni di libri e spettacoli teatrali, dopo quelle degli entusiasti e commossi secondini del Centro romano il nostro Erri di mani ne avrà strette altre centinaia, senza perdere mai l’occasione per dire la sua sui temi più disparati. Facendo scandalizzare i benpensanti con interviste sensazionali, magari; o commuovere il pubblico più sensibile alle frasi ben tornite; oppure entusiasmare gli attivisti di tutte le battaglie benedette a turno dalle sue parole. Ognuno ha il suo mestiere, del resto, e lui il suo lo sa fare egregiamente. Il problema, semmai, sono i militanti che passano il tempo con il naso all’insù nell’eterna ricerca di legittimazione culturale e politica per le proprie battaglie e per il proprio modo di portarle avanti, oppure quelli che sgomitano per conquistarsi un pezzo di ribalta a fianco del nume tutelare più pensoso e à la page del momento. Numi tutelari che, intervista dopo intervista, puntualizzazione dopo puntualizzazione, son costretti a tenersi in equilibrio tra la realtà scivolosa e cruda delle lotte sulle quali parlano e i limiti e le esigenze che il loro mondo impone: e così va finire che dicano tutto il male possibile dei Cie, che attendano messianicamente la «generazione che sputerà in faccia ai persecutori di oppressi», e intanto… dedichino bigliettini affettuosi alla più bassa manovalanza tra questi persecutori. E figuratevi cosa potrebbe venirne fuori se mai si mettessero a parlare di temi più pericolosi – il sabotaggio, per esempio. A farne le spese è il senso delle parole, la loro chiarezza, la nettezza delle scelte da queste evocate: senso e chiarezza che da parte nostra ci ostiniamo a voler difendere, spesso con fatica. E che senza santi protettori siamo sicuri di difendere meglio.