Acque chete

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Spingi spingi, questa volta il binomio indissolubile The Gate-polizia ce l’ha fatta a svuotare Porta Palazzo dagli abusivi della domenica. Come la settimana scorsa, camionette e vigili urbani hanno pattugliato per tutta la notte la piazza – lampeggianti accesi, per fugare ogni dubbio – affinché nessuno stendesse il proprio telo per terra; alla mattina si è mosso anche l’esercito degli alpini a dare manforte, per fare spazio a una manciata di bancarelle con i propri ammennicoli e ciapa puer e a un concerto un po’ stonato in onore dell’Assessore. Una replica di ciò che è accaduto domenica scorsa avrebbe segnato in maniera troppo evidente come Porta Palazzo sia un terreno molto scivoloso da imporre come fiore all’occhiello delle politiche comunali di riqualificazione e come campo d’imprenditoria urbano. Troppi interessi in ballo, non se lo possono permettere. Il costo infatti è quello di presentare un’immagine ridicola delle iniziative che “dovrebbero utilizzare la città in maniera positiva”, con pochi avventori interessati e in molti invece a chiedere del mercato.

Contemporaneamente i cancelli dello Scalo Vanchiglia sono rimasti aperti ad accogliere i profughi di Porta Palazzo. La prospettiva di avere una mattinata tranquilla per vendere la propria mercanzia e racimolare qualche soldo, il bel sole primaverile che ha asciugato il fango dello Scalo, l’assenza di una qualsiasi autorità che facesse rispettare i regolamenti restrittivi del nuovo mercato “del libero scambio” hanno fatto il resto: dopo qualche mugugno la gente ha deciso di rimanersene lì tra le sterpaglie, le tettoie cadenti e l’asfalto dissestato. Prima in pochi, poi in varie centinaia – buona rappresentanza dei poveri della città, rinchiusi finalmente nel ghetto loro destinato e nascosti dalla vista, come la polvere spazzata sotto al tappeto.
Allo Scalo così come in Piazza Repubblica, per oggi le acque rimangono chete, perlomeno in superficie.

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